C’era una volta una bambina che era cresciuta in una casa piena di libri e di vocabolari. La sua mamma era nata in un Paese straniero e le sembrava di non avere mai abbastanza parole per dire le cose.
La bambina e la sua mamma cercavano nelle parole degli altri le loro parole, per colmare un vuoto, come un grosso buco su una strada che si riempie di sabbia, terra e sassi per poi camminarci sopra e raggiungersi.
Rincorreva le parole come si fa con il retino le farfalle e le piaceva moltissimo. Quando ne trovava una bella, colorata, piena di sfumature andava dalla sua mamma per fargliela vedere orgogliosa, e sua mamma a volte non la capiva, così diventava triste, a volte invece se ne innamorava e alla bambina saliva dentro una felicità gialla che non sapeva nominare.
Allora si mise a cercarla, questa parola magica, come si cerca un quadrifoglio in un prato, ma proprio non la trovava. Le serviva per dire quanto era felice a guardare negli altri qualcosa che proprio la rendeva felice, come la mano piccola di un bambino nella mano grande di un papà, come gli occhi di caramella degli innamorati, lucidi e appiccicaticci, come la gentilezza gratuita, senza premi e senza prezzo, fine solo a sé stessa.
Gli anni passavano e la bambina ormai era diventata grande, continuava a cercare, ma la parola proprio non si trovava.
Poi un giorno la incontrò. Qualcuno dice fosse sotto un cavolo, altri invece portata da una cicogna, altri ancora sostengono che ci siano di mezzo i fiori e le api, ma la verità è che quella parola era già dentro di lei e quella parola era Lilli.
Da quella ricerca di parole e immagini nuove, nasce questo progetto.
Perché ogni famiglia ha il suo lessico famigliare, il suo vocabolario nato da quell’unico e inimitabile impasto di amore, esperienze, sogni, miti e speranze, come la ricetta di un dolce tramandato da generazione in generazione.Quando ho iniziato a inventare storie con Lilli ho visto che non ero l’unica ad aver bisogno di nuove parole.
Ne aveva bisogno Olivia, che ha voluto inventare una fiaba per noi.
Ne aveva bisogno Giulia che cambia ogni sera i finali delle vecchie fiabe per non turbare la sua dolcissima Gigia.
Ne aveva bisogno Ludovica, la migliore amica di mia figlia, che a quattro anni (e mezzo) ci ha mandato un vocale per raccontarci la sua fiaba.
#facciamociunafiaba nasce dal desiderio di raccogliere le fiabe delle famiglie, perché l’amore è qualcosa di vivo e si esprime anche tramandando storie da mettere in comune.La realizzazione di questo sogno non potrebbe esistere senza Massimiliano, un bambino grande che ha scelto di non guardare mai il mondo dall’alto in basso e probabilmente questo l’ha reso speciale, e senza la felice penna di Giada che trasforma ogni traccia, ogni nota vocale, ogni spunto in oro come un’alchimista.
Non ultimo, a tutti gli amici e agli amici di amici che ci regalano frammenti di vita attraverso le storie che inventano insieme ai propri figli, grazie.
